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Istituto Pubblico di Anzino

Associazione di Promozione Sociale 

Via Spadina 7

28871 Bannio Anzino (VB)

E-mail : info@istitutoanzino.it

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ISTITUTO PUBBLICO

DI ANZINO

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Storia dell'Ente

Le origini della Colonia Anzinese a Roma

 

Il paese di Anzino, si trova in Valle Anzasca, circa a metà, sul lato sud della Valle. La posizione lo accomuna al paese di Bannio, assieme al quale fa comune. I due paesi sopracitati invece sono posti su due ampi pianori morenici lasciati dai ghiacciai durante l’ultima glaciazione.

Secondo lo storico Rizzi, studioso della storia ossolana, Anzino fu già abitato nell’anno mille. Tralasciando  le varie ipotesi sul momento di colonizzazione di questo centro e sul suo nome (che presenta una radice molto comune ad altri toponimi ossolani), dobbiamo arrivare al sec. XVI per l’inizio della nostra trattazione. Fu in questo periodo infatti, nella seconda metà del '500, che gli anzinesi cominciarono a caratterizzarsi per un moto migratorio che li porterà a stabilire una forte colonia nella città di Roma che sopravviverà fino agli inizi del '900 e che ancora oggi continua in alcuni discendenti delle famiglie emigrate. Non esistono studi su questa colonia, sulla sua storia e sui motivi che portarono alla sua nascita. Possiamo attingere unicamente alla tradizione orale e ad alcuni documenti rimasti che parlano della natura di tale gruppo sociale. La colonia romana di Anzino fu probabilmente “fondata” da motivi economici; la vita dura e le condizioni allora difficili della Valle Anzasca, non particolarmente fertile o ricca (le miniere d’oro furono sempre appannaggio di altri padroni piuttosto che degli abitanti della Valle) spinsero gli anzinesi a cercare fortuna altrove. Non possiamo sapere come mai fu proprio Roma la prescelta. Sta di fatto che molte famiglie partirono per la città eterna: i Titoli, i Quaroni (antenati dell’arch. Ludovico Quaroni e del presidente RAI Pietro Maria Quaroni), gli Antonioletti, i Cantonetti, i Tailetti, gli Spadina, i Cassietti ed altri. Tutti questi nuclei, partiti prima o dopo nel corso dei tre secoli di vita della colonia romana, si procurarono una discreta fortuna. Qui alla tradizione orale che vuole gli abili anzinesi come esperti e furbi mercanti di vino nella zona vicino a piazza Navona, trova conferma in un censimento di molto successivo agli inizi della colonia, conservato nell’Archivio dell’Istituto Pubblico di Anzino, datato al 1880. Si contano tra gli emigrati a Roma moltissimi osti e camerieri, sicuramente più di una cinquantina.

La nutrita colonia accumulò una discreta ricchezza nel tempo, tanto che Anzino era considerato in Valle Anzasca uno dei paesi più ricchi (anche più del capoluogo amministrativo di Bannio). Essa inoltre ebbe come peculiarità il contatto costante con il paese e l’inserirsi degli emigrati nelle questioni riguardanti la vita sociale di Anzino. Come testimonia lo scritto di Don Eugenio Manini, parroco primicerio di Anzino dal 1901 al 1961, che ebbe occasione di conoscere molti appartenenti all’ultima fase della colonia romana, coloro che ancora ad inizio ‘900 svernavano a Roma per ritornare sulle Alpi in estate, gli anzinesi frequentavano per il culto la chiesa romana dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso. Da essa mutuarono i colori e la foggia degli abiti della confraternita. Era dunque una comunità unita nel segno della patria natia, che manteneva forti legami al suo proprio interno e col paese da cui secoli prima erano partiti alcuni emigrati in cerca di fortuna.

La colonia romana, poco alla volta, dopo aver accumulato ricchezze discrete per le proprie dimensioni e possibilità iniziali, arricchì poco alla volta il paese di Anzino e la sua Chiesa parrocchiale, dal 1669 ospitante il culto di S. Antonio da Padova. Segno dell’arricchimento del paese sono le numerose case signorili situate sulla “caràl”, la via centrale che collega la parte bassa con la parte alta.

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La Devozione a Sant'Antonio da Padova e il quadro Miracoloso

 

La comunità romana degli anzinesi ebbe, come  detto sopra, una forte identità legata al paese natale comune; un altro segno identitario fu la devozione per S. Antonio da Padova. Nel 1669  alcuni anzinesi abitanti a Roma  donarono alla chiesa parrocchiale di Anzino un quadro raffigurante la visione del bambino Gesù da parte di S. Antonio nella propria camera da letto. Non sappiamo di dove nascesse la devozione per il santo portoghese morto nel XIII Sec. ma il suo culto è molto diffuso nel mondo, in Italia e nelle vallate ossolane. Sta di fatto che il quadro riporta alla base in un cartiglio la scritta “benefattori di Anzino abitanti in Roma fecero l’anno 1669”.

La tradizione popolare tramanda, il racconto del trasporto del quadro del santo, che sarebbe sparito più volte ai cambi di frontiera e nelle situazioni di pericolo e che al suo arrivo nel mese di gennaio sarebbero fioriti i gigli nei prati attigui alla chiesa parrocchiale. Tracce di questa tradizione si ritrovano nella festa celebrata ogni anno nell’ultima domenica di gennaio per la commemorazione dell’arrivo del quadro (detta Domenica del giglio). Da questa data in poi nella chiesa parrocchiale, divenuta in seguito Santuario di S. Antonio da Padova, fu sempre crescente il numero di opere d’arte, arredi liturgici, paramenti donati da coloni romani alla chiesa parrocchiale. Alcuni esempi sono  gli altari di S. Antonio e della Madonna del rosario, il paramentale solenne bianco per la festa del santo, alcuni quadri, una Madonna del buonconsiglio situata nel coro del santuario, di evidente fattura romana almeno per l’ancona e di finissima fattura. La colonia romana degli anzinesi dunque manteneva un rapporto costante con la madrepatria e continuava ad arricchirla generosamente.

Nel corso degli anni andò ad imporsi un altro uso; quello di provvedere alle necessità pubbliche attraverso la raccolta di fondi con una questua, non sappiamo con quali scadenze, oppure di provvedere attraverso “corporazioni” ad investimenti che giovassero al paese. Nella sede dell’Istituto Pubblico di Anzino sono conservati alcuni bussolotti per la raccolta di offerte. Due, molto simili, portano l’effige di S. Antonio e la scritta “benefattori di Anzino abitanti in Roma”, mentre un altro, più usurato, l’effige del trasporto della santa casa di Loreto. Probabilmente queste scatole per la raccolta delle monete erano fatte circolare da alcuni incaricati all’interno della colonia romana ed i proventi erano poi amministrati da una cosiddetta “congregazione”. Di essa si trova traccia in alcuni documenti d’archivio e in alcune opere. Prima della data del 1832 (fondazione dell’Istituto Pubblico di Anzino) troviamo nominato questo gruppo di coloni dediti alle opere caritative come “congregazione di Roma” o, con la solita formula, “benefattori di Anzino abitanti in Roma”. In una lettera inviata tramite delegati   recante come mittente “la congregazione di Roma” i coloni asseriscono di aver pagato per il taglio delle piante tra le cappelle della via crucis (dipinte da Lorenzo Peracino, inaugurate nel 1761 e raffiguranti, oltre le stazioni della Passione, i miracoli di S. Antonio) e si raccomandano di non fare ricrescere il bosco tra di esse “a maggior gloria del S.S. Volto di N.S. Gesù Cristo”. È significativo come un gruppo lontano dal paese entrasse in una questione così pratica; il collegamento con le faccende di casa era veramente molto sentito e forte. Altro documento storico che attesta questo corporativismo è la casa in cui fino al 1929 ebbe sede il comune di Anzino; essa è annessa alla ex latteria sociale del paese. Sulla facciata che chiude la piazza municipale, tra le altre lapidi, se ne legge una riportante la scritta “casa di proprietà di diversi benefattori di Anzino abitanti in Roma, MDCCCXXII”.

Esistono altri documenti come la costruzione degli altari della chiesa parrocchiale e di altre opere che attestano l’attività dei coloni romani a favore del paese. Accanto alle opere compiute con il concorso di più soggetti vi sono anche quelle fatte con l’intervento dei singoli privati, come il conte Antonio Spadina che nella prima metà dell’ottocento costruì una fontana e donò numerose suppellettili alla Chiesa Parrocchiale.

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La Fondazione dell'Istituto Pubblico di Anzino

Alla data del 1832 probabilmente la congregazione romana ed i suoi appartenenti si resero conto di dover dare più stabilità e continuità alla loro opera caritativa a favore del paese che per ora sopravviveva grazie alla loro fortuna economica ed alle loro oblazioni. L’attività doveva reggersi da sé ed erano necessari investimenti che le dessero le basi per continuare ad operare. Il 17 marzo del 1832 i fondatori dell’ente Istituto Pubblico di Anzino comparirono davanti al notaio Vincenzo Arcangeli a Roma. Con atto pubblico denominato “dichiarazione fatta a favore della massa dei contribuenti di Anzino, diocesi di Novara” acquistarono una casa in vicolo delle grotte n° 32. Con i proventi degli affitti provenienti dall’immobile i firmatari dichiararono di voler sgravare la popolazione di Anzino dalle tasse del cosiddetto quinternetto: stipendio del parroco di Anzino, stipendio del maestro di scuola elementare (aperta anche alle femmine), stipendio del sagrestano della chiesa parrocchiale, pagamento di un cappellano per la celebrazione di un certo numero di messe all’anno. Unica richiesta la celebrazione di una messa per i defunti in proprio suffragio una volta l’anno nella chiesa parrocchiale. L’acquisto della casa di Roma e le condizioni poste dai fondatori si rivelarono felicemente efficaci e la popolazione del paese fu effettivamente sgravata dalle suddette tasse. Nel 1858 venne poi probabilmente acquistato l’immobile ai numeri civici 33 e 34 dello stesso vicolo delle grotte dove era sita la prima casa posseduta dall’Istituto. Tuttavia negli anni successivi, venendo meno poco alla volta coloro che avevano stabilito tali regole si dovette modificare la gestione del patrimonio.

Il trasferimento da Roma ad Anzino

Sul finire dell'800 cambia il panorama politico ed amministrativo nella città di Roma. La nascita del Regno d'Italia e la presa di roma fanno venire meno lo stato Pontificio e il potere temporale dei Papi. Sempre in questo periodo inizia a spegnersi progressivamente l'attività della colonia romana, anche a causa della diminuzione dei componenti della colonia. Infatti non vengono più elette regolarmente le cariche e diminuiscono le adunanze. Fino a che tra l'8 Maggio e il 4 Giugno 1906 la Massa dei contribuenti residente a Roma, visto l'esiguo numero di Anzinesi residenti nella città eterna, e non ravvisando più il caso di mantenere a Roma l'amministrazione del sodalizio, decise di trasferire l'amministrazione ad Anzino; e fatta salva l'autonomia dell'Istituto, l'assemblea di Roma del 4 Giugno 1906 decide di affidare al Consiglio Comunale di Anzino (allora esistente) il compito di nominare in futuro le Amministrazioni dell'Ente, sempre in osservanza all'atto costitutivo del 1832. Il 17 luglio dello stesso anno, il Consiglio comunale di Anzino (sindaco il Dott. Alfonso Titoli), procede alla nomina della nuova amministrazione che avrà la presidenza dello stesso Dott. Titoli. Il consiglio dell'Istituto sarà composto quindi da tre membri scelti tra i consiglieri comunali e due membri scelti tra i capi famiglia residenti in Anzino. Tutto ciò fino al 1928/1929, quando a seguito dell'accorpamento del Comune di Anzino con quello di Bannio, fù necessario cambiare il sistema e nel 1955 vengono indette le prime elezioni democratiche in cui hanno diritto di voto tutti i capi famiglia.

L'Istituto ai giorni nostri.

La gestione degli immobili romani comunque  continuò fino al 1992, quando, per vari problemi di amministrazione e per la fatiscenza delle strutture il consiglio di amministrazione decise di vendere gli immobili. Dalla vendita si ricavò circa un miliardo di lire che fu reinvestito in immobili più vicini e più facilmente amministrabili. Attualmente l’istituto Pubblico di Anzino possiede tre immobili comprendenti una casa a blocco, l’ex municipio, la casa di via Spadina 7 in Anzino  e una palazzina a Piedimulera divisa in tre appartamenti. Con i proventi di tali immobili l’ente provvede alle necessità del paese alle quali è in grado di sopperire.

Ad oggi risultano associati di diritto all'Istituto tutti i nati in Anzino, coloro che siano residenti da almeno cinque anni ad Anzino, i coniugati con un associato e tutti i suoi discendenti in linea diretta. Gli organi di governo dell'ente sono l'assemblea generale degli associati,, il consiglio di amministrazione, composto di un presidente e sei consiglieri, il tesoriere, il segretario e tre revisori dei conti. Inoltre è nominato a vita un Presidente Onorario.

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